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Francesca Fabbri
estratto da intervista redatta da Federica Maglioni, Maggio 2011.

Tutto si svolge nel suo angolo occulto, la parte oscura della Luna è il suo elemento base, così Francesca Fabbri racconta attraverso le sue opere quel qualcosa che c'è ma che non si vede e che difficilmente si può spiegare.
Ciò che determina il suo stato di creazione ovvero l'impulso istintivo di lasciare libero il pensiero all' immaginazione per poi costruire smembrare distruggere trasformare può generarsi da un gesto apparentemente banale della realtà, dal quotidiano, gesti che come piccole emozioni si sommano e prendono forma nell'anima creando una nuova visione completa di assemblaggio e poetica.
Il Mosaico per sua natura esige il massimo rigore e la Fabbri sa bene che l'armonia è data da il gesto istintivo primordiale e l'assoluta padronanza della tecnica, la superficie di un mosaico tanto più si esprime con disinvoltura tanto più assomiglierà ad esempio ad una pelle di animale all'armonia di una foglia.
La tecnica stessa del materiale che usa richiede tempo e ordine ed è proprio l'equilibrio di questi elementi, che l' aiuta a mantenere accesa la scintilla dell' idea iniziale e a non divagare, il mosaico è una forma espressiva nel suo eseguirsi, più è rigoroso più può esprimere l'artificio.
Essendo il Mosaico un' elemento molto versatile necessita di un approccio estremamente logico, chi si occupa di mosaico non può non fare i conti con tutte quelle che sono state le esperienze musive dalle prime espressione dell' America Latina alle facciate dei palazzi di Miami che rappresentano la foresta con il mosaico Bisazza, il patrimonio è fondamentale, ed è certa che ognuno dentro di se riesca a contenere non tutto questo ma tutto quello da cui trarre spunto per la sua poetica per la sua logica e per la sua necessità espressiva.
Artisti con i quali ha avuto modo di crescere e collaborare tra cui Aldo Rontini, Ettore Sottssas , Giuliano Babini, Ugo Marano, hanno lasciato tracce di straordinaria importanza nella sua vita trasmettendole l'amore per il mosaico, ricorda il suo primo datore di lavoro Carlo Signorini che le disse "niente è impossibile" e così altri che non solo l' hanno accompagnata in un percorso artistico ricco e ormai ben consolidato ma anche umano sostenendola nell'acquisire fiducia in se stessa.
Oggi il suo Mosaico si sposa maestosamente con la scultura l'architettura la pittura, la sua poetica è un' invito al sogno all'ascolto dell'anima.
Tra le molte realizzazioni musive dobbiamo citare per prestigio e per contributo al patrimonio dell'umanità la realizzazione del "Sepolcro di Rudolf Nureyev " commisionatole dalla fondazione Nureyev di Parigi su un progetto di Ezio Frigerio scenografo del ballerino leggendario.
Un Tappeto (di cui Rudy era particolarmente legato e che era solito portare con se nelle tournèe) di mosaico che mantenesse la sua dimensione preziosa di gemme e nello stesso tempo, accarezzasse con la levità la sagoma del sarcofago, tessere vitree che si trasformano in velluto, lasciando che la luce muova in maniera fluida le cadute del tappeto come simbolo speculare alla sua vita nomadica.
E' un'opera che tutt' ora gode di un pellegrinaggio continuo.
Il mosaico può diventare elemento estremamente pittorico, la pittoricità è data dalla capacità di miscelare le tessere e non rendere monotone le superfici, i bizantini c' e lo hanno insegnato, per un
progetto di design e mosaico ci deve essere un' interagire totale fra le due applicazioni così come la tesserina diventa pixel in un concetto di tipo industriale.
Per Francesca il mosaico è un dispetto al futuro, per i tempi di realizzazione, il rigore, elementi questi che non vanno d'accordo con la nostra vita contemporanea e per questo sente la necessità di un espressione forte, di grande ricerca, il mosaico di oggi lo sente come una continua sfida per tenere ancorata l'umanità in qualche modo a questa consapevolezza e coscienza del fatto che abbiamo delle mani, che sappiamo usarle e che sappiamo trasmettere attraverso questo delle emozioni.
La coscienza, la consapevolezza della percezione, l'intuizione come fusione estemporanea di una parte istintiva e razionale portano inevitabilmente ad una fase ispiratoria che può durare anche anni, una fase convulsa dove forma e colore vengono insieme dove elementi come in natura costituiti da particelle in continuo movimento sfociano nella realizzazione concreta di un'opera e alla fine nella contemplazione di essa.
Così nasce " IL PRIGIONE" scultura dichiaratamente emblematica, una figura di uomo celata da un velo, realizzato interamente da uno strato armonico di piccole tessere d'oro bianco in un gioco continuo e dinamico di luci e di riflessi.
Guardando IL PRIGIONE possiamo immaginarci un risveglio o un' abbandono, possiamo vedere l'attimo prima di un vero e proprio cambiamento che sia esso verso la luce accecante che annulla tutto o verso il buio, l'ignoto la morte, è una figura che esprime una tensione naturale come la pausa che c'è tra un respiro e l'altro una tensione verso qualcosa che contempla nel suo insieme due stati d'animo contrastanti, opposti, una forte sensazione di ambivalenza, sensazioni che si altalenano, mantenendo pur sempre una dignità e una bellezza insindacabile per la fluidità dei lineamenti del tessuto e del corpo per la mano sapiente con cui è stata realizzata, l'idea del PRIGIONE nasce da un'urgenza, una necessità intima emotiva che ha preso a braccetto il desiderio di fare un bel lavoro è al tempo stesso integra e struggente un'opera musiva che pare sussurrare parole d'amore, in questo caso a chi le ha dato vita.

Il Prigione musivo
di Claudio Spadoni

Non sono gli inimitabili marmi michelangioleschi ad essere evocati dal 'Prigione' di Francesca Fabbri. E non solo perché si tratta di un'opera musiva, per quanto decisamente insolita nella sua qualità anche plastica; piuttosto, perché qui, semmai, il richiamo più plausibile sembra essere la scultura dal tardo Cinquecento al barocco. E magari si potrebbe essere tentati di scomodare anche grandi nomi come Maderno e Bernini, per spingersi più avanti fino al 'Cristo avvolto nella sindone' del Sanmartino, appena superata la prima metà del Settecento. In realtà questo moderno 'Prigione', mettendo a prova l’insidioso allettamento di impegnative memorie storiche, sfida deliberatamente altri due ordini di riferimenti: quello dell'opera musiva e quello della scultura in senso proprio, e vale a dire due tradizioni in apparenza quasi contraddittorie. Valori plastici e valori di superficie che in quest’opera non solo si conciliano ma si esaltano vicendevolmente. Non bastasse, la monocromia impeccabile, raffinatissima e insieme austera delle tessere d'oro bianco conferisce una fisionomia decisamente anomala a questa grande figura che tiene luogo di 'monumento', senza esserlo nel senso della statua che il grande Martini considerava, già oltre mezzo secolo fa, 'lingua morta'. Una sfida alla scultura e al
contempo alla tradizione musiva nel momento stesso in cui viene diversamente celebrata. Un’opera non prigioniera del passato né del presente più effimero, e in questo, di autentica, non epidermica attualità.

Francesca Fabbri
extract from an interview with Federica Maglioni, May 2011.

Everything takes place in her secret corner; on the dark side of the Moon she is in her element, so through her work, Francesca Fabbri reveals that something that exists but is unseen and difficult to explain.
What defines her creative state, or rather her instinctive impulse to leave ideas open to the imagination and then to build, dismember, destroy and transform, can be generated by a seemingly trivial act of reality, by everyday life, by actions that, like the smallest of feelings, add up and take shape in the mind, creating a new, fully-fledged vision of composition and artistry.
By its very nature Mosaic requires the utmost precision and Francesca Fabbri knows that harmony is the product of primal instinct and absolute mastery of technique; the more a mosaic surface is the result of spontaneous expression, the more it will resemble an animal skin, for instance or the harmonious appearance of a leaf.
With the material she uses, the actual technique requires time and a methodical approach and it is the balance of these elements that helps her keep the spark of an initial idea alive without digressing. With mosaic, the form of expression is in its execution; the more meticulous it is, the better it can express the artistry.
Since Mosaic is a very versatile element, it requires a very logical approach; those involved in mosaic cannot avoid acknowledging all those mosaic experiments, from the earliest manifestations in Latin America to the façades of buildings in Miami representing the forest, using Bisazza mosaics. Heritage is important and she believes that, within themselves, everyone can undoubtedly retain - not all of this perhaps - but everything needed to draw inspiration for their artistry, their rationale and their needs of expression.
The mark left by artists she has had the opportunity to work with and learn from, including Aldo Rontini, Ettore Sottssas, Giuliano Babini and Ugo Marano, has been of extraordinary importance in her life and instilled a love of mosaic; she remembers her first employer, Carlo Signorini, who told her “nothing is impossible” and others who have been by her side not only in a flourishing and now well established artistic career but also in her personal life, helping her to acquire self-confidence.
Today her Mosaics are married majestically with sculpture, architecture and painting; her artistry is an invitation to a dream, to the voice of the soul.
Amongst her many mosaic works, one that must be mentioned, for its prestige and contribution to world heritage, is "Rudolf Nureyev’s Tomb", commissioned from her by the Nureyev Foundation in Paris to a design by Ezio Frigerio, the legendary dancer’s set designer.
It represents a Carpet (that Rudy was particularly fond of and used to take with him on tour) in a mosaic that maintains its precious gem-like character while delicately caressing the contours of the sarcophagus, with glass tesserae that turn to velvet, letting the light ripple the folds of the carpet as a symbol reflecting his nomadic life.
It is a work that still enjoys a constant stream of visitors.
Mosaic can become a very pictorial element; the pictorial quality comes from an ability to mix the tesserae to avoid making the surfaces monotonous. The Byzantines taught us this; for a
mosaic design project there must be total interaction between the two applications just as the tessera becomes a pixel in a concept that is industrial in nature.
For Francesca, mosaic is to spite the future, due to the time and the precision needed to complete it, as these are elements that are out of line with our current lifestyle and this is why she feels the need for strong statements and much deliberation; the mosaic of today feels to her like a constant challenge to keep humanity in some way rooted to this awareness and consciousness of the fact that we have hands, know how to use them and use them to convey emotions.
Consciousness, perceptive awareness and intuition, as an impromptu blend of instinctive and rational behaviour, lead inevitably to a inspirational phase that can last even for years, a frenetic phase where colour and form come together, where, as in nature, elements consisting of continuously moving particles culminate in the physical creation of a work of art and finally in its contemplation.
This was how “IL PRIGIONE” (The Prisoner) originated, an expressly symbolic sculpture, a figure of a man hidden behind a veil, made entirely with an elegant layer of small white gold tesserae in a continuous and dynamic interplay of light and reflections.
Looking at THE PRISONER, in our mind’s eye we can see a reawakening or a surrender, we can see the moment before a real change, whether towards a blinding light that obliterates everything or towards darkness, the unknown and death; it is a figure that expresses a natural tension such as the pause between one breath and the next, a striving for something that, in its totality, includes two contrasting, conflicting moods, a strong sense of ambivalence and fluctuating feelings, while still maintaining a dignity and unquestionable beauty, due to the fluidity of line in the fabric and body and to the skilful hands that created it. The idea for THE PRISONER came from a sense of urgency, an intimate emotional need that has gone hand in hand with the desire to do a good job as well as to create a complete and poignant mosaic work that seems to whisper words of love, in this case to its procreator.

Il Prigione - A mosaic statue
Claudio Spadoni

Francesca Fabbri’s 'Prisoner' is not a recollection of Michelangelo’s incomparable marble “Slaves”. And this does not depend on the fact that it is a mosaic - however unusual its quality and plastic features might be - but rather because its most plausible reference is, if at all, sculpture from the late 1500s to the Baroque period. And one might even be tempted to inconvenience famous names like Maderno, Bernini, and Sanmartino with his 'Christ wrapped in the holy shroud' that was created in the mid-1700s. In practice, this modern 'Prisoner' challenges the insidious enticement of intricate historical memories, thus deliberately challenging also another two landmarks: mosaics and real sculpture, two seemingly contrasting traditions. This work reconciles and mutually enhances both plastic and superficial values. Moreover, the impeccable, highly refined and yet austere monochromy of white gold tesserae endows this great figure with decidedly abnormal features that enhance it with 'monumental' importance without the statuesque features the great Martini deemed were 'a dead tongue' more than half a century ago. The work challenges both sculpture and the mosaic tradition, which it celebrates in other terms. It is neither a prisoner of the past nor of the ephemeral present and is, therefore, charged with genuine - not superficial - topicality